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SCI-FI SUL PALCOSCENICO: PERCHÉ IL TEATRO PARLA DI TECNOLOGIA

Ologrammi di defunti, chatbot sentimentali e robot in cerca d’amore: la fantascienza ha abbandonato gli schermi per invadere i teatri.

Il dato non è marginale: negli ultimi cinque anni, una quota crescente della nuova drammaturgia europea e statunitense integra esplicitamente temi legati all’intelligenza artificiale, alla memoria digitale e all’identità aumentata.

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Sostenibilità e Design Week: la natura a tempo determinato

Durante la Settimana del Design di Milano, la natura è ovunque. Siamo circondati da prati temporanei, muschi applicati, piante scenografiche e foreste ricreate dentro spazi espositivi. È un linguaggio visivo preciso e pensato per comunicare attenzione all’ambiente in modo immediato.

Per il visitatore funziona lo colpisce visivamente e lo fotografa per pubblicarlo sui social.

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L’ARTE RUVIDA: Perché Il Mondo Ha Fame Di Mani Sporche

Mentre l’intelligenza artificiale inonda il mondo di immagini perfette e istantanee, il mercato dell’arte e del design sta compiendo una decisa virata nella direzione opposta: premia l’imperfezione. Tele ruvide, pennellate evidenti, ceramiche irregolari e collage tagliati a mano non sono un semplice ritorno di moda, ma veri e propri “certificati di presenza umana”.
In un panorama visivo impeccabile ma privo di sforzo, l’errore e il gesto manuale si stanno trasformando nel bene più raro e prezioso del nostro tempo.

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Art week e Design week: Due Biglietti per Lo Stesso Spettacolo?

Una sedia in grado di far piangere qualcuno. Un quadro usato per reggere un bicchiere d’acqua. Nessuna delle due immagini appartiene alla normalità quotidiana ma è esattamente in questo territorio ambiguo che si muove Milano nell’aprile 2026.

Il confine tra arte e design, nella sua forma più classica, è sempre stato una questione di funzione. L’artista statunitense Donald Judd lo sintetizzò con la brutalità dell’ovvio, affermando “Design has to work. Art does not”. L’arte esiste per emozionare e provocare, mentre il design serve a funzionare, prende un concetto e lo trasforma in qualcosa da abitare, impugnare o utilizzare.

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Di quante fiere ha bisogno Milano?

Più cose da vedere, più mostre da visitare, più possibilità di trovare qualcosa di straordinario. Funziona così, no? No. Succede il contrario. Il cervello, per proteggersi, abbassa il volume. Nel 1903 Georg Simmel gli diede un nome: atteggiamento blasé. La risposta dell’individuo metropolitano alla sovrastimolazione sensoriale. L’indifferenza non come scelta cinica, ma come difesa biologica. Quando tutto compete per l’attenzione con la stessa intensità, niente riesce più a ottenerla.

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Si rompe, si mangia, e a volte vale 30 milioni

C’è un solo oggetto che mette d’accordo Christie’s, Dior e il pasticcere sotto casa.
Sembra immobile, perfetto, definitivo. Eppure, la sua unica missione è cedere. Liscio fuori, vivo dentro. L’uovo non è solo un simbolo della vita: è un “formato” che attraversa i secoli. Ma cosa succede quando la perfezione geometrica incontra il cioccolato, il design e le aste milionarie?

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L’Arte Piccola: La Rivincita del Formato Domestico

Trenta centimetri per quaranta. È la misura che sta ridisegnando il mercato dell’arte.

Non è una moda e neanche un ripiego. Il vero spostamento di potere nel collezionismo sta avvenendo sulle tele più piccole, con una convinzione più profonda e un gesto che non ha nulla a che fare con il risparmio.

Negli ultimi anni, da NADA Miami a Frieze London, un collezionista tipo passa davanti a un’installazione monumentale: la guarda, annuisce e prosegue. Qualche stand più avanti, lo stesso collezionista si ferma davanti a un olio su tela di 30 x 40 centimetri. Lo compra in pochi minuti. Non perché costa meno. Ma perché funziona meglio. Perché corrisponde a un modo diverso di vivere con l’arte oggi.

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Il 2026 doveva essere l’anno del Golfo. Nuove fiere a Doha e Abu Dhabi, la ventesima edizione di Art Dubai, il Guggenheim disegnato da Frank Gehry finalmente aperto al pubblico. Miliardi investiti in infrastruttura culturale che avrebbero dovuto consolidare una regione come nuova potenza del sistema dell’arte globale.

Poi, a fine febbraio, la guerra in Medio Oriente ha riscritto la mappa.

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Hong Kong 2026. Se vi interessa l’arte contemporanea, sapete già dove guardare.

Dal 27 al 29 marzo l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre ospita Art Basel Hong Kong 2026. Il vernissage esclusivo apre un giorno prima, giovedì 26.

Sono 240 gallerie, 41 paesi e territori, e più della metà arriva dall’Asia Pacifico. Non è un caso, è esattamente il punto.

Art Basel Hong Kong non ha mai voluto essere una fiera occidentale in trasferta. Vuole essere la piattaforma dell’arte contemporanea che ha le sue radici in questa parte del mondo. E questa edizione lo dice in modo più chiaro delle precedenti.

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Un volto per Banksy? O dietro c’è un intero collettivo?

Il mistero più redditizio dell’arte contemporanea è finito. O magari…è appena iniziato.

Per trent’anni ci hanno venduto l’idea che l’arte non avesse bisogno di un nome. Ci abbiamo creduto tutti. Ma forse avevamo torto.

Il 13 marzo 2026 l’agenzia di stampa Reuters ha svelato l’identità segreta dello street artist Banksy.

Ma la notizia vera non è il nome.

La notizia vera è quello che il nome nasconde: non una persona sola, ma un sistema. Un sistema che, nel frattempo, ha generato numeri che farebbero impallidire le più prestigiose gallerie d’arte.

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A Tavola con l’Arte: una storia lunga cinquemila anni tra pennello e forchetta

A Milano, uno chef stellato e un artista contemporaneo hanno condiviso lo stesso tavolo, non come commensali, ma come co-autori.

Il format “Art Gastronomy. Chefs x Artists” di MAZE ha trasformato una serie di cene esclusive nel capoluogo lombardo in veri e propri “duo show” tra artisti e cuochi, mettendo sullo stesso piano la creazione di un piatto e quella di un’opera.

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