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Hong Kong 2026. Se vi interessa l’arte contemporanea, sapete già dove guardare.

Dal 27 al 29 marzo l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre ospita Art Basel Hong Kong 2026. Il vernissage esclusivo apre un giorno prima, giovedì 26.

Sono 240 gallerie, 41 paesi e territori, e più della metà arriva dall’Asia Pacifico. Non è un caso, è esattamente il punto.

Art Basel Hong Kong non ha mai voluto essere una fiera occidentale in trasferta. Vuole essere la piattaforma dell’arte contemporanea che ha le sue radici in questa parte del mondo. E questa edizione lo dice in modo più chiaro delle precedenti.

Per l’edizione di quest’anno le principali categorie sono: Encounters, Echoes, Film e Zero10.

Il settore Encounters, quello delle grandi installazioni e performance, quest’anno è stato curato per la prima volta da un collettivo di quattro curatori radicati in Asia. Mami Kataoka del Mori Art Museum di Tokyo guida il team, insieme a Isabella Tam di M+ Hong Kong, Alia Swastika da Jakarta e Hirokazu Tokuyama, anche lui dal Mori per costruire un percorso di dodici opere attorno ai cinque elementi delle culture asiatiche: Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua. Il sistema cosmologico del Wu Xing che nella filosofia cinese classica non rappresenta materiali, ma forze in trasformazione reciproca, ciascuna associata a un’energia, una stagione, una direzione. Non è una scelta estetica, è una scelta di prospettiva.

Tra i lavori da non perdere: l’installazione tessile di Suki Seokyeong Kang presentata da Kukje Gallery, la scultura in filo di Parag Tandel da Tarq e le ceramiche smaltate di Masaomi Yasunaga da Lisson Gallery.

Questa edizione introduce anche un settore nuovo, Echoes. L’idea è semplice: poche presentazioni, molto concentrate, con lavori creati negli ultimi cinque anni e al massimo tre artisti per stand. Meno dispersione, più attenzione. Da segnalare le mappe ricamate di Tiffany Chung sulle rotte delle spezie e le sculture di libri intagliati di Miler Lagos, entrambe da Max Estrella, e l’installazione spaziale di Natalia Załuska presentata da Double Q Gallery di Hong Kong.

La novità più attesa è Zero 10, l’iniziativa di Art Basel dedicata all’arte digitale, che arriva in Asia per la prima volta. Il nome è un omaggio alla mostra del maestro Malevič a Pietrogrado nel 1915: quel momento in cui l’avanguardia azzerò tutto per ricominciare. Centoundici anni dopo, quattordici espositori tra cui Bitforms gallery di New York e Art Blocks provano a fare lo stesso con il linguaggio del digitale. Curato da Eli Scheinman e presentato da GoTone Privilege Club, i 14 espositori coprono praticamente tutto il panorama dell’arte digitale contemporanea: Art Blocks, BottoDAO, bitforms gallery, Silk Art House, Asprey Studio, Nguyen Wahed e altri. C’è arte generativa, on-chain, ibrida, AI-driven. Zero 10 non intende presentarsi come un prodotto d’importazione. Vuole parlare anche da qui.

Sul fronte dei talk e degli eventi, Conversations torna in formato ampliato su quattro giorni con undici appuntamenti. Uno di questi giornate è interamente curata e moderata da Venus Lau, direttrice del Museum MACAN di Jakarta, con un programma che tocca mondi digitali, flussi culturali e la meccanica sociale della paura. Il Premiere Artist Talk è con l’artista pakistana Shahzia Sikander, famosa per le sue illustrazioni e le grandi installazioni. Il programma pubblico offre anche proiezioni gratuite nel settore Film, curato dall’artista e curatrice Ellen Pau , pioniera dell’arte mediale a Hong Kong e co-fondatrice dell’organizzazione artistica Videotage

A proposito di Shahzia Sikander: la sua animazione 3 to 12 Nautical Miles è già visibile sulla facciata del museo M+, affacciata su Victoria Harbour, dal 23 marzo, quattro giorni prima dell’apertura al pubblico. È la quinta commissione consecutiva co-prodotta da Art Basel e M+, presentata da UBS.

Acquerelli dipinti a mano diventano un flusso animato la tradizione della pittura miniaturista indo-persiana trasformata in cinema luminoso su scala architettonica. Ogni notte, fino al 21 giugno, le rotte commerciali che hanno modellato il mondo moderno, dall’India Moghul alla Cina Qing, dall’espansione britannica ai flussi contemporanei, si animeranno sulla pelle di un museo su uno degli schermi più grandi di Hong Kong. Vale una deviazione anche solo per quello.

La fiera dura tre giorni. Ma Hong Kong, in questa edizione, è già cominciata.

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